Relazione di Riferimento: redigerla o non redigerla

Lo strumento della Relazione di Riferimento è stato introdotto dalla direttiva 2010/75/UE (definita come “direttiva led”), recepita in Italia attraverso il D.Lgs. 46/2014, riguardante esclusivamente le attività soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Lo scopo della Relazione di Riferimento è quello di consentire un raffronto tra lo stato di contaminazione iniziale del sito e quello risultante al momento della cessazione definitiva dell’attività industriale; tutto questo per eventualmente intervenire con misure di ripristino in caso di peggioramento della contaminazione.

Una importante e recente sentenza del TAR PUGLIA, ha evidenziato come, anche se non obbligato, il Gestore di un impianto rifiuti ha interesse a presentare la relazione di riferimento insieme all’aggiornamento dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA). Tutto questo per scongiurare il pagamento relativo a inquinati già esistenti in sito.

Le conclusioni della sentenza 4 ottobre 2019, n. 1265 del TAR PUGLIA, hanno avuto come effetto il respingimento delle doglianze contro il provvedimento di aggiornamento dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) ex articolo 29-octies, D.Lgs. 152/2006 relativo ad un impianto di incenerimento. La Provincia (Autorità Competente per l’iter procedurale) in sede di istruttoria di aggiornamento dell’AIA aveva dapprima intimato al Gestore di presentare la relazione di riferimento ex D.M. 272/2014 (allora vigente, ora D.M. 95/2019) poi, valutando la relazione di verifica presentata dal Gestore sull’assenza dell’obbligo di presentazione della relazione di riferimento, concordava con il titolare dell’impianto.

La Provincia ha dichiarato che il Gestore non era tenuto a presentare la Relazione di Riferimento, perché ha ritenuto non vi fossero possibilità di contaminazione del suolo e sottosuolo da parte delle singole sostanze pericolose. Ma il TAR PUGLIA ha ritenuto le risultanze dell’A.C., prive di elementi di illegittimità; pertanto, concludono i Giudici pugliesi, è interesse del Gestore presentare comunque la Relazione di Riferimento per vedere accertato lo stato di inquinamento del sito evitando di “pagare” inquinamenti già presenti, dato che al momento della cessazione dell’attività, lo stato da rapportare a quello attuale, in assenza di Relazione di Riferimento, sarà quello constatato in sede di autorizzazione.

Di seguito si riporta il link  della sentenza del TAR PUGLIA – Bari, Sez. II 4 ottobre 2019, n. 1265 – Adamo, pres.; Testini, est. – Comitato contro l’inceneritore nei pressi di Borgo Tressanti – Cerignola (avv.ti Dalfino e Mevoli) c. Provincia di Foggia (avv. Martino) ed a.

https://www.osservatorioagromafie.it/wp-content/uploads/sites/40/2019/10/tar-bari-1265-2019.pdf