Modificata la direttiva sul packaging: si fa chiarezza su cos’è e cosa non è da considerarsi imballaggio

Cosa è e cosa non è “imballaggio”?

A partire  dalla “storica” direttiva 94/62/Ce sui rifiuti da imballaggio c’era la necessità di eliminare imprecisioni e ambiguità della normativa pregressa; questo ha spinto la Commissione a emanare la direttiva 2013/2/Ue che sostituisce l’allegato I della direttiva 94/62/Ce.

L’allegato I della direttiva 94/62/Ce definisce, per ogni tipo di imballaggio (“primario”, “secondario” e “terziario”) quali prodotti siano imballaggio e quindi soggetti alla disciplina della stessa direttiva e quali non lo siano. L’articolo 3 della direttiva fissa i criteri generali e demanda all’allegato I di definire esempi illustrativi di tali criteri. Dopo una prima modifica dell’allegato I avvenuta con direttiva 2004/12/Ce, l’intervento della direttiva 2013/2/Ue è assai più radicale ed è dovuto alla necessità di eliminare ambiguità di interpretazione, evitare imprecisioni e creare parità di trattamento nei vari Stati membri (dove la discussione su cosa sia o non sia imballaggio è accesa e ha portato a differenti vedute).

Secondo i nuovi criteri, cui gli Stati membri dovranno adeguarsi entro il 30 settembre 2013, sono “imballaggio”, tra le altre, le grucce per abiti (ma solo se vendute insieme all’abito), i rotoli per alluminio, pellicola o carta, le scatole di fiammiferi, piatti e tazze monouso. Non sono “imballaggio” i budelli per salumi, le bustine solubili per detersivi, le posate monouso, i lumini per tombe.

da un articolo di Francesco Petrucci

su www.reteambiente.it

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