La discarica di rifiuti sui fondali marini: stiamo toccando il fondo

plastica-mareSecondo un monitoraggio dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – per l’attuazione della Direttiva Quadro della Strategia per l’Ambiente Marino (Direttiva 2008/56/CE, meglio nota come Direttiva Strategia Marina), redatto nell’ambito del progetto europeo MedSeaLitter, con riferimento agli anni 2017 e 2018, si accerta un trend in incremento per quanto concerne la presenza di macrorifiuti galleggianti in alto mare, vicino alla fascia costiera ed in prossimità della foce dei fiumi. Per di più risulta allarmate la situazione dei fondali italiani: nell’area Ionica-Adriatica, la media degli scarti rinvenuti supera i 300 rifiuti (intesi come oggetti) per ogni kmq: ossia plastica all’86%. I rifiuti più comuni sono imballaggi industriali ed alimentari, borse e shopper e bottiglie di plastica. Nelle reti dei pescatori si trovano più scarti che pesci, ormai: basti pensare alle 194 tonnellate raccolte in 6 anni. Il mare di Sicilia, con 786 oggetti rivenuti e un peso complessivo superiore ai 670 kg, conferma la sua collocazione tra le discariche sottomarine più grandi del Paese, seguita dalla Sardegna con 403 oggetti nella totalità delle 99 cale e un peso totale di 86,55kg.

Ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono in mare, il 7 % nelle acque del nostro mediterraneo: ma come può essere spiegato questo fenomeno?

I fiumi rappresentano la principale via di trasporto dei rifiuti “marini”, tant’è che la foce dei fiumi presenta il maggior quantitativo di rifiuti galleggianti con più di 1000 oggetti per kmq, a fronte di un valore che oscilla tra i 10 e 60 oggetti per kmq. Ma più ci si allontana dalla costa e più  il numero di oggetti scende a massimo 10 per kmq. La situazione non migliora di certo se si considera le microplastiche presenti in superficie: salendo in superfice: la cui densità media, ossia particelle più piccole di 5 mm, è compresa tra 93 mila e le 204 mila microparticelle per km2.

Quello dei rifiuti marini è un problema che supera i confini nazionali; lo dimostrano i risultati ottenuti dall’analisi dei rifiuti ingeriti dalla tartaruga marina Caretta caretta dal progetto europeo INDICIT condotto dal 2017 al 2019.  Su 1406 tartarughe analizzate (458 vive e 948 morte), il 63% presentava plastica ingerita e quasi il 58% degli esemplari vivi di Caretta caretta aveva plastica nelle feci. I valori riscontrati in Italia non si discostano da quelli rilevati nell’ Atlantico (70.91%) e nel Mediterraneo (61.95%).

Per adoperarsi con azioni di intervento ad hoc, è di fondamentale rilevanza definire un giusto legame tra governance e ricerca scientifica. Questo significherebbe affrontare la problematica emergente dei rifiuti marini e soprattutto della plastica nei nostri mari con maggior incisività. Tutto questo per individuare le corrette azioni di gestione l’adempimento della Direttiva, accuratamente pianificate, applicate e verificate ad intervalli prestabiliti, oltre che modificate a seguito dei risultati di verifica che emergono dalle azioni di monitoraggio e delle rilevanze scientifiche derivanti dai progetti di ricerca.

http://www.isprambiente.gov.it/files2019/area-stampa/comunicati-stampa/areedimonitoraggiofondalistrettodisicilia.pdf